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Sale, quanto basta. Riflessioni sul consumo dei salumi.

I salumi, sia cotti che crudi, non possono prescindere dal sale sia come elemento conservante sia come fattore tecnologico necessario alla loro riuscita. Per entrambe le tipologie di prodotti, il sale garantisce infatti la richiesta conservabilità e sicurezza igienico-sanitaria; in particolar modo nei prodotti crudi stagionati costituisce presidio pressoché unico ed insostituibile.
 

E’ proprio la componente sale ad essere spesso al centro di forti perplessità sul consumo dei salumi. In realtà oggi si stima che in Italia solo il 32% del sale venga assunto attraverso i salumi. Inoltre il consumo degli stessi va messo in relazione ai consumi di altri alimenti apportatori di sodio, così da controllare e mantenere bassi gli apporti complessivi di quest’elemento, nell'ambito di un pasto e più in generale nell'arco di una giornata.
Riscontrando nel tempo una riduzione della quantità di sale utilizzato,  nel rispetto di porzioni e frequenze di consumo razionali, i salumi possono essere inclusi nella dieta di una persona sana, da accompagnare per lo più con pane - meglio se a basso contenuto di sodio – e con porzioni di verdura e frutta. Nell’ambito naturalmente di un’alimentazione equilibrata.

In caso di particolari patologie, come ipertensione e malattie cardiache, la scelta deve essere orientata verso prodotti a ridotto contenuto di sodio, come Buonessere, il nuovo prosciutto cotto Ferrarini che contiene meno del 25% di sodio rispetto ai valori medi INN del prosciutto cotto.  Si tratta inoltre di un prodotto ad accresciuto tenore di potassio, elemento indispensabile se bilanciato al sodio per lo svolgimento delle funzioni cardiache, muscolari e renali.